Quando
si vuole definire la categoria dei giovani è un po' come quando ci si vuole
definire nordici: si trova sempre qualcuno che abita più a sud di dove
abitiamo noi.
Per
un norvegese è terrone un danese, per un danese un tedesco, per un tedesco
un austriaco, per un austriaco un italiano (per un italiano di Bolzano è
terrone uno di Trento, per uno di Trento uno di Verona, per uno di Verona uno
di Firenze, per uno di Firenze uno di Roma, per uno di Roma uno di Napoli, ecc.),
per un italiano un marocchino, per un marocchino un
Gli
australiani non hanno terroni e quindi se la sono presa con gli aborigeni.
C'è
sempre qualcuno più giovane di noi. A sedici anni il fratellino più
piccolo, a venti la sorella adolescente, a trenta il fratello di vent'anni, a
quaranta la sorella di trenta, a 90 l'amico di 85.
La
suddivisione del mondo in categorie è da sempre una preoccupazione ed una
occupazione per parte dell'umanità. Se ne occupano in regime di quasi monopolio
i pochi (rispetto al totale degli esseri umani: non certo in assoluto, che sono
anche troppi!) filosofi, religiosi e politici.
La
difficoltà maggiore incontrata da chi ha dovuto inventarsi dal nulla le
regole per classificare il creato è che il Creatore se né'è
infischiato allegramente di rispettare qualsiasi regola. Quindi le regole le deve
fissare chi si arroga il diritto di classificare.
Già
è difficile stabilire cos'è un essere vivente con criteri che stiano
bene a tutti, figurarsi poi quando ci si deve mettere d'accordo su chi è
un giovane e chi non lo è.
Non
è infrequente ormai sentir commentare la morte di un settantenne con un
rammaricato "però, era così giovane".
Non
mi azzardo quindi a delimitare arbitrariamente la categoria di età al quale
questo sito si rivolge.
Giovane
è certamente ancora chi si sente tale (anche a novant'anni) e, soprattutto,
ha la voglia di cambiare il mondo.
La
mia esperienza personale mi dice che intorno ad una certa età (diciamo
30/35 anni?) quelli che vogliono cambiare il mondo sono già una netta minoranza.
Non gliene facciamo una colpa: cambiare il mondo costa un sacco di fatica e gli
eroi, oltre ad essere tutti giovani e belli, in genere non "tengono famiglia".
Succede
che a una certa età tutti per l'appunto tutti "tengono famiglia"
(nel senso che se non hanno moglie e figli a carico, comunque "pensano al
proprio futuro"). L'aumentare degli anni fa calare il numero degli eroi e,
fra quelli rimasti all'opera, aumenta considerevolmente il numero degli "eroi
per professione". Cioè, in pratica, il rivoluzionario mette su la
pancetta, lavora otto ore al giorno, si riposa nel weekend e soprattutto cerca
di ricavare di che vivere dalla propria attività: che lui stesso tende
a definire non più rivoluzionaria ma rivoluzionario/riformista
.
Un
rivoluzionario/riformista che incassa lo stipendio è necessariamente un
falso rivoluzionario? No di certo, nell'intimo probabilmente lo resta sempre.
Ma siccome la prima rivoluzione, e anche la più difficile da fare, è
quella di mettersi in gioco, non si tirerà più da parte. E quindi
negherà che dopo di lui ci siano altri rivoluzionari od altri riformisti
e conseguentemente considererà velleitaria e molesta qualsiasi richiesta
di cambiare le regole da lui imposte (che, certo, a suo tempo forse erano rivoluzionarie
.).
Rivoluzione
non significa necessariamente bagno di sangue con stravolgimenti epocali. In una
democrazia che funziona l'evoluzione e l'aggiornamento delle leggi che la regolano
(anche di quelle costituzionali) può rappresentare l'alternativa moderna
allo scontro sociale.
Le
riforme in una democrazia le fanno i rappresentanti eletti da chi ha diritto al
voto. Non illudiamoci di trovare tanto facilmente un rivoluzionario/riformista/politico
in chi ha più di una certa età.
Questo
sito da il benvenuto a tutti quelli che si "sentono giovani" ma si propone
di far si che i giovani "veri" pretendano ed ottengano di avere nelle
liste elettorali, di tutte le elezioni (politiche ed amministrative) e in tutte
le formazioni politiche, candidati corrispondenti alle loro fasce di età
e che tali candidati abbiano l'effettiva possibilità di essere eletti e
di apportare le loro idee.