Quale
storia dovrebbero conoscere i giovani secondo coloro i quali sostengono che i
giovani non conoscono la storia?
Probabilmente non si riferiscono alla storia
dell'Umanità, ma a quella dell'Italia ed in particolare di quella dal Risorgimento
ad oggi.
A parte il fatto che l'apprendimento della storia fa parte delle conoscenze
chiave per la formazione della coscienza di un individuo (e quindi i giovani farebbero
sicuramente bene a studiare la storia in generale), la conoscenza della storia
del proprio Paese è la chiave di volta per poter capire chi siamo e da
dove veniamo e, non per ultimo, per poter condividere alcuni valori di riferimento
senza i quali una comunità non può ne essere ne divenire.
Scoperto
che la conoscenza della storia ha un ruolo notevole nella formazione delle coscienze
degli individui e dei popoli, chi la scrive e soprattutto chi la insegna l'ha
da sempre spesso usata per sostenere la propria parte politica ed possibilmente
infamare la parte avversa.
Durante il fascismo si sono sicuramente raccontate
nelle scuole un sacco di panzane sul risorgimento mitizzandone la nascita, l'evoluzione,
il significato: negli ultimi decenni il risorgimento ha subito un processo di
demitizzazione forse all'inizio necessario, ma successivamente scaduto nella svalutazione
se non addirittura nella negazione.
Le vicende legate al secondo conflitto
mondiale e alla resistenza in particolare sono state anch'esse mitizzate e successivamente
hanno subito e stanno subendo tuttora una lunga fase di revisionismo.
Non c'è
da scandalizzarsi se la storia non è una scienza esatta e se le opinioni
degli storici, particolarmente in riferimento alle vicende più recenti,
possono essere anche di molto divergenti fra loro.
Lo scandalo nasce quando
si vogliono deliberatamente contrabbandare versioni assolutamente non vere di
fatti storici ormai ampiamente analizzati e studiati, allo scopo di giustificare
il comportamento della propria parte politica nel corso di vicende storiche ed
attuali.
La Repubblica Italiana nasce, come prima l'Italia unita, all'interno
di vicende storiche complesse che riguardano anche altri Paesi, e con l'apporto
fondamentale di modeste minoranze di cittadini che hanno saputo mettere in gioco
la propria esistenza e spesso la vita per realizzare degli ideali che solo in
seguito sono stati condivisi dalla maggioranza dei loro contemporanei. Che questi
eroi fossero relativamente pochi e che il loro non rappresentasse l'unico e, almeno
per quanto riguarda la vittoria sul nazifascismo, il più importante contributo
militare alla vittoria finale non svaluta minimamente la loro opera: che è
sicuramente stata sufficiente per creare ed affermare dei valori condivisibili
anche dai giovani di oggi.
Ne basti uno, di questi valori: la Libertà.
La Libertà: di esprimere le proprie idee e di sostenerle, ma anche di essere
consapevoli che chi non ha le stesse nostre idee ha lo stesso nostro diritto di
esprimerle e di sostenerle e che potrà magari, al contrario di noi, riuscire
ad affermarle. Io sento un riconoscimento morale fortissimo verso chi è
morto per la mia Libertà: soldato garibaldino, soldato piemontese, soldato
del regio esercito, partigiano comunista, azionista o cattolico, soldato americano,
inglese, polacco e (forse non lo sapevate) anche nordafricano.
Se la Libertà
e gli eroi che ce l'hanno donata non sono riconosciuti e non vengono rispettati
dai giovani è perchè gli adulti non hanno saputo porgere loro la
Storia con fermezza, unità, rigore morale.
Quante volte noi, un tempo
giovani, ed i giovani di oggi abbiamo sentito, in occasione delle ricorrenze nazionali,
losche figure di politicanti (di sinistra, di centro o di destra) che in altri
Paesi al più parlerebbero di libertà condizionale con un giudice,
sproloquiare di Sacri Valori, di Patria e di Libertà?