I GIOVANI SI DISINTERESSANO DI POLITICA E DI PRBLEMI SOCIALI

Se vi recate in un altro Paese guardatevi qualche telegiornale. Non ha importanza se non parlate la lingua del posto: già dalle immagini afferrate che nelle redazioni di quei telegiornali lavorano direttori e giornalisti consapevoli che gli spazi riservati ai grandi avvenimenti nazionali ed internazionali debbano essere superiori a quelli dedicati alla cronaca delle beghe quotidiane fra gli esponenti politici di casa (magari appartenenti allo stesso partito….).

Gli abnormi spazi mediatici che in Italia la politica dell’orticello ruba alla politica dei grandi temi e dei grandi contenuti, caratterizzano anche molti noti giornali stampati. In altri Paesi ci sono i cosiddetti “giornali popolari” che prestano più attenzione alla cronaca e al pettegolezzo che ad argomenti più seri ed impegnativi. Ma i cosiddetti giornali di prestigio (di “opinione”) si guardano bene dal tediare quotidianamente i lettori con esternazioni estorte, travisate, manipolate.

Il giornalismo politico nostrano è di frequente cronaca semifantasiosa di presunte dichiarazioni di esponenti politici di secondo piano su temi di spessore inesistente ed è per molti aspetti simile al giornalismo calcistico. Altro fenomeno tipicamente italico, totalmente autoalimentato da chi lo scrive con la gioiosa condiscendenza dei personaggi chiamati in causa:che in tal modo, ed indipendentemente da quello che in realtà hanno fatto o detto, ne ricavano popolarità e quindi prestigio.

In una civiltà mediatica qual è la nostra, il primo approccio di un giovane con la politica non si svolge più, come in un passato anche recente, attraverso il contatto diretto con un soggetto impegnato politicamente(compagno di scuola, conoscente, amico, famigliare): avviene prevalentemente attraverso la televisione o la lettura dei giornali.

L’immagine che la politica italiana da di se ad un giovane attraverso la televisione ed i giornali è quella di un rito laido, non-utile se non addirittura inutile, celebrato da personaggi autoproclamatisi unici ministri del culto attraverso la celebrazione di altri riti incomprensibili. Liturgie sempre e comunque riservate ad iniziati, allo scopo apparente di santificare un’Idea alla quale molti uomini politici, con il loro atteggiamento nella vita politica e quotidiana, dimostrano ampiamente di non credere per primi: la Democrazia.

Questa politica è percepita dalla maggioranza dei giovani come un qualcosa da evitare, da lasciare agli “altri”.

L’esercizio della democrazia, la sua conquista ed il suo mantenimento, la sua “sacralità” sono fra i non moltissimi valori che possono essere condivisi fra le vecchie e le nuove generazioni e le generazioni che verranno: e non possono essere lasciati agli “altri”.

I giovani devono pretendere, ed ottenere, che l’esercizio della politica attiva sia destinato se non a chi ha grandi ideali almeno a chi ha degli ideali leggermente più condivisibili di quelli distintivi del carrierista politico, del politico che cambia schieramento e partito più frequentemente della biancheria intima, del politico che quando lo trombano fonda un altro partito, del libero professionista in cerca di notorietà immeritata, dello speculatore (non solo edile), dell’evasore fiscale per scelta e convinzione, del mandatario incensurato di libere associazioni modello camorre-camorrille-‘ndranghete-mafie-sacrecoroneunite.

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