Effettivamente
in Italia i giovani che hanno voglia di imparare (ovvero di studiare) sono pochini:
tuttavia lo sono sempre stati!
L'attuale divario nel numero di diplomati in
scuole superiori e laureati, che ci distingue dagli altri Paesi occidentali (compresi
quelli dell'est) era presente, magari in misura diversa, anche per le generazioni
precedenti.
Se torniamo indietro di un centinaio di anni, la percentuale di
analfabeti registrata in Italia era drammaticamente superiore (restando in Europa)
a quella di Francia, Paesi nordici, Germania, Paesi appartenenti all'ex Impero
Austroungarico.
Tali differenze traevano origine da motivazioni storiche ormai
di sscarso interesse pratico al fine della comprensione della situazione attuale:
perdurano anche a causa del permanere di una organizzazione del lavoro nei vari
comparti (industriale, artigianale, commerciale, burocratico) basata su lavorazioni
di relativa (rispetto a quella mediamente presente in altre realtà più
avanzate della nostra) scarsa qualità. Più la qualità del
prodotto si eleva (anche del "prodotto amministrativo", cioè
dei servizi resi dalla pubblica amministrazione) più è richiesto
un elevato livello culturale di lavoratori, impiegati e dirigenti. Lavorazioni
standardizzate eseguite in catene di montaggio caratterizzate da una elevata presenza
di manodopera e da una basso livello tecnologico (quali quelle che hanno caratterizzato
la produzione delle fabbriche negli anni del boom economico italiano) non richiedono
(e quindi non stimolano) elevati livelli di istruzione.
E' irragionevole ed
utopico negare che per la maggior parte delle persone l'istruzione rappresenti
uno sforzo giustificato solo dalle prospettive di lavoro e di guadagno che esso
apre: se la scuola superiore mi apre meno possibilità di lavoro e di guadagno
che al mio coetaneo con la terza media, non sarò molto stimolato (e probabilmente
nemmeno la mia famiglia) a sobbarcarmi cinque anni di fatica, di spese e di mancati
guadagni.
La maggior parte delle scuole superiori italiane sono da sempre caratterizzate
dal totale distacco culturale con il mondo della produzione, con quello della
ricerca scientifica e tecnologica e persino con quello dell'istruzione (nel senso
di trasmissione delle conoscenze): la percentuale delle nozioni che lo studente
è costretto ad assimilare e che non troverà mai riscontro ed applicazione
pratica nel futuro lavoro è elevatissima.
Tanto è vero che nelle
aziende a bassa tecnologia è spesso più conveniente sobbarcarsi
l'insegnamento diretto del lavoro ad un giovane neoassunto di sedici anni che
inserire un diplomato di venti. Nelle aziende ad alto livello tecnologico può
essere diverso, a patto che il diplomato si presenti dotato di nozioni compatibili
con le tecnologie applicate dall'azienda.
La Riforma Perfetta, la Grande e
Vera Riforma, non esiste per nessuna sfera dell'attività umana e quindi
verosimilmente nemmeno nella trasmissione del sapere: chi ha impedito per decenni
e con le più svariate motivazioni qualsiasi riforma della scuola (in discussione
da quando quarant'anni fa la mia generazione cominciava a frequentare le scuole
superiori) ha provocato danni immensi.
Il conto di questi danni lo pagano i
giovani di oggi: o meglio la parte dei giovani che vorrebbe studiare.
L'altra
parte dei giovani, quella che non studierà mai nemmeno in una scuola professionale
totalmente orientata al mondo produttivo, esisterà sempre in misura più
o meno statisticamente quantificabile e questi giovani dovranno comunque essere
informati, assieme alle loro famiglie spesso composte di padri e madri con basso
livello di istruzione, che avranno come prospettiva un futuro di lavori sicuramente
a basso contenuto tecnologico e assai probabilmente a scarso livello retributivo.
L'attuale
riforma della scuola sarà indubbiamente una iattura, come qualcuno a torto
od a ragione afferma, ma non tanto per i contenuti della stessa: quanto e soprattutto
se resterà tale qual'è per altri trent'anni......allo scopo di consentire
a quelli che non vogliono o non possono fare nessuna riforma di organizzare per
tre decenni convegni, dibattiti e cortei sulle mancate riforme o sulle riforme
sbagliate.
QUESTE
SONO LE MIE OPINIONI. PER FARTI UNA TUA OPINIONE POTRESTI CONSULTARE QUESTI SITI: |
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