La
politica è quella particolare insieme di attività che consente (o
dovrebbe consentire) di governare: una città, ma anche una nazione.
La
politica non va confusa con le leggi e le istituzioni: l'attività politica
infatti serve proprio ai cittadini prima per darsi delle leggi che creano e definiscono
i compiti delle istituzioni e, contemporaneamente o successivamente, delle leggi
per indirizzare l'attività delle stesse istituzioni (attività di
governo). Le leggi e le istituzioni, in una moderna democrazia, si possono modificare
od abrogare, creare o distruggere, solo attraverso dei meccanismi ben determinati
(previsti dalla stessa costituzione o dalle leggi elettorali): che a loro volta
possono essere cambiati attenendosi a modalità contenute in leggi regolarmente
approvate dai cittadini (o, di solito, dai rappresentanti di questi ultimi).
Se
desidero candidarmi alla carica di consigliere comunale devo rispettare le stesse
leggi e regolamenti che deve rispettare un qualsiasi altro candidato. E, se sarò
eletto consigliere, dovrò attenermi (pur nella libertà di esprimere
le mie opinioni) a determinate modalità di comportamento stabilite dalla
legge: non potrò ad esempio occuparmi di argomenti sulla competenza dei
quali la legge demanda ad altri consigli (ad esempio al consiglio provinciale).
Come del resto non mi sarà consentito di abrogare o modificare le leggi
che attribuiscono determinate competenze al consiglio comunale.
Se
una qualsiasi legge o regolamento sono stati costituzionalmente approvati od emanati
ogni cittadino le deve osservare e ogni funzionario pubblico o magistrato le deve
fare applicare: indipendentemente dal fatto che siano d'accordo con il contenuto
delle stesse. Potrà ovviamente, in quanto anche cittadino, cercare di farle
modificare o addirittura abrogare eleggendo (o facendosi eleggere) alle cariche
istituzionali che hanno il compito di modificare od abrogare quelle determinate
leggi.
Per
ovvi motivi di praticità ed efficacia, sin dalla polis greca i cittadini
hanno teso ad aggregarsi in formazioni di più persone con una serie di
interessi in comune: i partiti politici.
Le
moderne democrazie si sono accorte che non era sufficiente la libertà di
associazione per garantire la democrazia e hanno regolamentato in vario modo il
finanziamento pubblico ai partiti e il divieto di costituirsi in partito politico
(o di candidarsi) a determinati funzionari dello stato (magistrati, poliziotti,
militari, ecc.). Lo scopo è da un lato di evitare che i benestanti abbiano
grazie ai loro mezzi economici l'attività dello stato nelle loro mani,
dall'altro che determinate corporazioni con poteri già forti possano condizionare
la libertà politica dei loro concittadini.
I
partiti politici "storici" (in Italia, per capirci, quelli che c'erano
già al momento della costituzione della Repubblica ovvero che sono nati
successivamente da divisioni degli stessi) non hanno per legge il monopolio dell'attività
politica in nessuna democrazia: tantomeno nella nostra.
Rispettando
determinate leggi ogni gruppo di cittadini portatore di interessi legittimi può
fondare dei partiti e tali partiti possono essere operativi anche sul territorio
di un solo comune (liste civiche).
QUESTE
SONO LE MIE OPINIONI. PER FARTI UNA TUA OPINIONE POTRESTI CONSULTARE QUESTI SITI: |
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